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News del 20/06/2019

Titolo: ISTAT

 

 

*   PRESENTATO OGGI IL RAPPORTO ANNUALE ISTAT 2019

Lo Snals-Confsal ha partecipato stamane alla presentazione del Rapporto annuale Istat 2019, illustrato a Palazzo Montecitorio dal Presidente dell'Istat,  Gian Carlo Blangiardo, alla presenza del Presidente della Camera, Roberto Fico.

Il quadro rappresentato ha messo in evidenza sia gli elementi di competitività e di crescita, sia le criticità del Sistema Paese.

In primo luogo, il presidente Blangiardo ha illustrato il quadro macroeconomico, confermando il netto rallentamento della crescita del Pil rispetto al 2017 (+ 0.9% da 1,7%), con flessione nel secondo semestre, sottolineando la fragilità del lieve recupero (+0,1%) misurato nel primo trimestre 2019. Una decelerazione della economia italiana che l’Istat attribuisce a più fattori, tra cui la diminuzione della domanda estera e lo scarso potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il mercato del lavoro ha subìto solo in parte questo rallentamento: “L’occupazione ha continuato a crescere –ha affermato Blangiardo- seppure a ritmi inferiori rispetto ai due anni precedenti, riportandosi su un livello simile a quello pre-crisi”. Il tasso di disoccupazione, che cala dal 12,2% al 10,6%, rimane però molto superiore a quello dell’area euro.

Le previsioni per il 2019 sono di una crescita del Pil pari allo 0,3%, mentre l’attività d’investimento è destinata a decrescere significativamente.

Dati di particolare interesse sono stati presentati relativamente allo scenario demografico, caratterizzato dal calo delle nascite, dall’invecchiamento della popolazione e dalla perdita di residenti. Quest’ultimo dato, in particolare, è stato segnalato come meritevole d’attenzione, in quanto le previsioni dell’Istat al 2050 parlano di una popolazione italiana di 58,2 milioni di persone, con un calo di 2,2 milioni rispetto al valore odierno. Anche l’invecchiamento della popolazione, in prospettiva, è un dato allarmante: nel 2050 la popolazione tra 15 e 64 anni dovrebbe attestarsi intorno al 54,2%, con un calo di dieci punti percentuali rispetto ad oggi. Si tratta di una flessione di oltre 6 milioni di persone in età  lavorativa.

Blangiardo ha evidenziato il pericolo di un simile scenario sul potenziale di crescita economica e sull’organizzazione dei processi produttivi. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione, con l’aumento degli ultranovantenni (oggi 800 000) di oltre mezzo milione tra vent’anni (e gli ultracentenari da 14 000 a 50 000) pone la necessità di governare emergenze sanitarie dovute a patologie mediche, cronicità e disabilità tipiche della vecchiaia.

L’analisi dell’Istat ha ulteriormente approfondito la questione demografica, offrendo indicazioni più precise alla politica per la definizione di piani a medio-lungo termine. Il declino demografico italiano potrebbe esercitare, infatti, un effetto frenante sulla crescita del Paese, sostiene Blangiardo. “Negli anni ’50, quando si costruiva il miracolo economico, gli italiani di allora avevano vissuto in media 32 anni e ne avevano davanti mediamente più di 42. Oggi l’età media è salita a 45 anni, laddove la frazione residua si è ridotta a 40”. L’invito del presidente Istat alla politica è di trovare un ruolo attivo al numeroso popolo dei “tardo-adulti”, come vengono oggi definiti i 65-74enni.

Sul piano demografico, un altro elemento rilevante è il fenomeno migratorio, sia dall’estero che interno. I cittadini italiani di origine straniera sono oltre 5 milioni al 1° gennaio 2019, pari all’8,7% della popolazione. Diminuiscono però gli stranieri che scelgono il nostro Paese per un progetto di permanenza stabile, anche se il dato non è stato quantificato nel corso della presentazione.

Significativo è il dato dei giovani italiani che migrano dal Sud al Nord o all’estero: nell’ultimo decennio 250 000 giovani tra 20 e 34 anni con livello d’istruzione medio-alto si sono spostati dal Mezzogiorno al Centro-Nord e circa 140 000 verso l’estero.   

Un altro capitolo fondamentale del Rapporto Istat riguarda l’uso delle risorse per uno sviluppo sostenibile. L’analisi Istat è partita da alcuni dati sul sistema produttivo italiano: “nei primi anni della ripresa economica –ha dichiarato Blangiardo- il sistema delle imprese ha ricostruito solo in parte la base produttiva persa durante la seconda recessione del periodo 2011-2013”. L’Istat dimostra che le aziende in grado di superare la crisi sono state quelle con maggiore capacità di “fare sistema”: circa un quinto delle imprese che ha attraversato la crisi tra il 2011 e il 2015 si è spostato verso livelli più elevati di “sistemicità”.

Rilevante è la situazione italiana per quel che riguarda la tutela ambientale e, in senso lato, la sostenibilità. L’Istat registra una riduzione del consumo delle risorse naturali che, nel 2017, ha condotto l’Italia al terzo posto in Europa per rapporto tra quantità di materiali utilizzati dal sistema socio-economico e Pil e al primo posto in termini di valori pro-capite.

In considerazione dei numerosi primati italiani in quest’ambito, Blangiardo rileva come “l’efficientamento dei processi produttivi nello sfruttamento e nella gestione delle risorse naturali è un’occasione di innovazione e di miglioramento della competitività delle imprese e apre nuovi spazi imprenditoriali e di mercato”.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, un dato rilevante è quello del divario territoriale nel numero di occupati. Il Centro-nord con 348 000 occupati in più rispetto al 2008 (pari al 2,3%) è in ripresa, mentre al Sud c’è una diminuzione di 260 000 occupati (pari al 4%). Da notare che al Centro-nord la ripresa è trainata dalle professioni qualificate. Queste ultime spingono la crescita dell’occupazione nel 2018, soprattutto nei settori dell’informazione e comunicazione, nei servizi alle imprese e nell’industria.

Nel testo integrale del Rapporto sono presenti ulteriori analisi relative al Progetto Bes (Benessere equo e sostenibile)  che definisce un sistema di indicatori per misurare l’evoluzione del benessere nelle sue diverse dimensioni, con particolare attenzione alle differenze territoriali, per genere e generazione. Tuttavia, queste analisi non sono state illustrate nel dettaglio nel corso della presentazione.

Il link presso il quale trovare il Rapporto Istat in versione integrale e in sintesi è il seguente:https://www.istat.it/it/archivio/230897.


 
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