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Opinione del 31/10/2016

Titolo: La valutazione dei DS - La legge del contrappasso

La legge del Contrappasso

 

Pensiamo che tutti ricordino  il tentativo brunettiano, attraverso la L.15/09 ed il Dlvo. 150/09, di valutare i docenti ingabbiandoli in 4 fasce con rilevanti effetti sulla retribuzione accessoria. Ovviamente, il dato economico, pur importante, per molti andava in secondo piano rispetto al danno reputazionale. Che grado di credibilità, (il “mi piace” twitteriano) potevano avere quei docenti posti nella fascia bassa dei “non capaci” rispetto alle richieste dei genitori e, più in generale, del mondo della scuola in cui erano calati? Certamente basso e tale da compromettere, oltre che le carriere, anche la stabilità psico-fisica  di molti.

Il  tentativo poi abortì anche per il forte impegno dello SNALS salvo ritornare, sotto mentite spoglie, con la 107/15. La chiamata diretta, nuova sorta di “capolarato” applicato al mondo della scuola, pone i docenti ,non scelti ma assegnati d’ufficio alle scuole dagli ambiti territoriali, nella condizione dei rifiutati perché non ritenuti idonei all’incarico. E’ vero, quest’anno, che è di transizione, si potrebbero fare ragionamenti diversi ma, a regime, la situazione sarà quella descritta.

Ora l’Amministrazione intende allargare la valutazione alla dirigenza scolastica. L’idea è sempre la stessa: quella di una operazione calata dall’alto, dirigistica ed aziendalistica per cui tutto si può misurare , anche i processi psicologici e culturali di interazione tra dirigenti scolastici e personale della scuola, tra personale della scuola  e studenti e genitori. Non è così, ovviamente, perché i processi di crescita coinvolgono persone con le loro dinamiche relazionali non ingabbiabili nelle varie griglie che di volta in volta ci vengono proposte . Ora, appunto, tocca ai dirigenti scolastici.

Sia chiaro: noi eravamo  e siamo contro certe forme di valutazione macchiate dal soggettivismo ed abborracciate in modo pressappochistico sia che riguardino docenti che dirigenti.

La Direttiva ministeriale n 36 del 18/08/16 e le successive Linee guida emanate con DDG n 971 del 21/09/16 per la valutazione dei Dirigenti scolastici prevedono alcuni steep:

·         Incarico affidato dal Direttore dell’USR al Dirigente scolastico con l’indicazione degli obiettivi da raggiungere:obiettivi triennali a lungo termine  ed annuali in quanto la valutazione ha cadenza, appunto,  annuale  con importanti effetti sullo stipendio andando ad incidere sull’indennità di risultato. E qui si pone, subito, il primo problema relativo a chi è al termine del mandato triennale. Gli obiettivi sono in “progres” ma valutare in modo affrettato è comunque disdicevole.

·         I nuclei di valutazione dovranno seguire più scuole ( 40 per ogni nucleo si ipotizza  a livello di nostro USR). Ci chiediamo. Al di là delle competenze e capacità dei componenti i nuclei tutte da dimostrare ed accertare, come si farà a leggere le carte di 40 scuole( mediamente 200/300 pagine di documentazione per ogni Istituto scolastico), ed esprimere, di conseguenza, giudizi oggettivi e veritieri? Ma , ci viene detto, ci saranno le visite in loco del nucleo di valutatori. Peggio ancora perché visitare, in un anno, 40 scuole, è impresa titanica e non rapportabile alle normali possibilità lavorative dei nuclei medesimi. “Ma non andranno in tutte le scuole, -si dice ancora- limitandosi a visitare quelle in cui i Ds sono a fine mandato triennale”. Di male in peggio perché , allora, non sarà garantita una uguale opportunità valutativa a tutti i Dirigenti scolastici.

·         La valutazione del Direttore dell’USR, che terrà conto delle carte del nucleo, si concluderà con giudizi discendenti che collocheranno i Dirigenti scolastici in 4 fasce di merito con differente modulazione dell’indennità di risultato. Tralasciamo pure l’ultima (insufficiente capacità di raggiungere gli obiettivi assegnati  che può portare prima  alla messa in disponibilità e poi al licenziamento), ma anche l’ultima delle altre tre, poste in ordine decrescente, sanzionerà , presso la medesima scuola in cui opera il Ds e l’opinione pubblica del territorio, la capacità minimale di quel Dirigente scolastico. Come si sentirà quel Dirigente? Come reagirà, anche qui al di là del dato economico, al danno reputazionale?  Abbiamo sentito, all’interno di incontri con i Ds all’USR, giudizi preoccupati di esponenti di associazioni dirigenziali che, appunto, acclaravano il loro disagio per il danno reputazionale cui potrebbero andare incontro molti Ds. Noi siamo perfettamente in accordo con le loro tesi:peccato , però, che quelle associazioni dirigenziali che applaudivano al DLvo  Brunetta 150/09 e che nulla , allora,hanno obiettato  di fronte al tentativo di dividere la classe docente collocandola in 4 fasce, anzi ne erano pienamente soddisfatte e che , ieri, con l’approvazione della L107/15 e la conseguente chiamata diretta si sono crogiolate nell’esaltare il supposto potere dirigenziale nel disporre dei “destini” delle persone, ora, nel momento in cui vivono la situazione sulla loro pelle, inarcano le sopracciglia e pongono diversi distinguo. Andranno, in caso di giudizio di obiettivi non pienamente raggiunti , dal Giudice del Lavoro? Forse sì e così intaseranno ulteriormente i percorsi della Giustizia già lenti di per sé e creeranno una ulteriore mole di contenzioso.

 Noi crediamo nella coerenza per cui le critiche che avanzavamo nei confronti della valutazione dei docenti le ripetiamo, tout court, ora per la valutazione dei Dirigenti scolastici: è una operazione sbagliata che tende , ancora una volta, a dividere mentre in un organismo socio-culturale così importante come la scuola, occorrerebbe mettere in pratica azioni condivise e collaborative. A meno che…..la montagna  non partorisca il topolino. Ricordiamo che, sino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, vigeva la valutazione dei docenti da parte del Capo di Istituto, non ancora dirigente scolastico,che si esprimeva attraverso i giudizi di “ottimo, distinto, buono etc…” Non sappiamo se per consapevolezza dell’inadeguatezza dei processi valutativi o per un quieto viver che sfiorava l’ignavia, il fatto è , però, che la prassi consolidata portava ad attribuire, a tutti o quasi, il giudizio di “ottimo” applicando il motto di Carlo V “todos caballeros”. Ciò si potrebbe verificare oggi per i Dirigenti scolastici così come avviene , di fatto, per i dirigenti delle altre pubbliche amministrazioni? Noi rimaniamo in attesa di verificare gli effetti della riforma “Madia”. Non sappiamo, ma il dubbio rimane forte. In tal caso , ancora una volta, il buon Tomasi di Lampedusa avrebbe ragione: con atteggiamento gattopardesco si cambierebbe tutto per non cambiare nulla? Con un particolare però… che quella macchina elefantiaca costituita da valutatori, carte a gogo, uffici di supporto e quant’altro, lo pagheremmo noi cittadini.

 La legge del Contrappasso

 

Pensiamo che tutti ricordino  il tentativo brunettiano, attraverso la L.15/09 ed il Dlvo. 150/09, di valutare i docenti ingabbiandoli in 4 fasce con rilevanti effetti sulla retribuzione accessoria. Ovviamente, il dato economico, pur importante, per molti andava in secondo piano rispetto al danno reputazionale. Che grado di credibilità, (il “mi piace” twitteriano) potevano avere quei docenti posti nella fascia bassa dei “non capaci” rispetto alle richieste dei genitori e, più in generale, del mondo della scuola in cui erano calati? Certamente basso e tale da compromettere, oltre che le carriere, anche la stabilità psico-fisica  di molti.

Il  tentativo poi abortì anche per il forte impegno dello SNALS salvo ritornare, sotto mentite spoglie, con la 107/15. La chiamata diretta, nuova sorta di “capolarato” applicato al mondo della scuola, pone i docenti ,non scelti ma assegnati d’ufficio alle scuole dagli ambiti territoriali, nella condizione dei rifiutati perché non ritenuti idonei all’incarico. E’ vero, quest’anno, che è di transizione, si potrebbero fare ragionamenti diversi ma, a regime, la situazione sarà quella descritta.

Ora l’Amministrazione intende allargare la valutazione alla dirigenza scolastica. L’idea è sempre la stessa: quella di una operazione calata dall’alto, dirigistica ed aziendalistica per cui tutto si può misurare , anche i processi psicologici e culturali di interazione tra dirigenti scolastici e personale della scuola, tra personale della scuola  e studenti e genitori. Non è così, ovviamente, perché i processi di crescita coinvolgono persone con le loro dinamiche relazionali non ingabbiabili nelle varie griglie che di volta in volta ci vengono proposte . Ora, appunto, tocca ai dirigenti scolastici.

Sia chiaro: noi eravamo  e siamo contro certe forme di valutazione macchiate dal soggettivismo ed abborracciate in modo pressappochistico sia che riguardino docenti che dirigenti.

La Direttiva ministeriale n 36 del 18/08/16 e le successive Linee guida emanate con DDG n 971 del 21/09/16 per la valutazione dei Dirigenti scolastici prevedono alcuni steep:

·         Incarico affidato dal Direttore dell’USR al Dirigente scolastico con l’indicazione degli obiettivi da raggiungere:obiettivi triennali a lungo termine  ed annuali in quanto la valutazione ha cadenza, appunto,  annuale  con importanti effetti sullo stipendio andando ad incidere sull’indennità di risultato. E qui si pone, subito, il primo problema relativo a chi è al termine del mandato triennale. Gli obiettivi sono in “progres” ma valutare in modo affrettato è comunque disdicevole.

·         I nuclei di valutazione dovranno seguire più scuole ( 40 per ogni nucleo si ipotizza  a livello di nostro USR). Ci chiediamo. Al di là delle competenze e capacità dei componenti i nuclei tutte da dimostrare ed accertare, come si farà a leggere le carte di 40 scuole( mediamente 200/300 pagine di documentazione per ogni Istituto scolastico), ed esprimere, di conseguenza, giudizi oggettivi e veritieri? Ma , ci viene detto, ci saranno le visite in loco del nucleo di valutatori. Peggio ancora perché visitare, in un anno, 40 scuole, è impresa titanica e non rapportabile alle normali possibilità lavorative dei nuclei medesimi. “Ma non andranno in tutte le scuole, -si dice ancora- limitandosi a visitare quelle in cui i Ds sono a fine mandato triennale”. Di male in peggio perché , allora, non sarà garantita una uguale opportunità valutativa a tutti i Dirigenti scolastici.

·         La valutazione del Direttore dell’USR, che terrà conto delle carte del nucleo, si concluderà con giudizi discendenti che collocheranno i Dirigenti scolastici in 4 fasce di merito con differente modulazione dell’indennità di risultato. Tralasciamo pure l’ultima (insufficiente capacità di raggiungere gli obiettivi assegnati  che può portare prima  alla messa in disponibilità e poi al licenziamento), ma anche l’ultima delle altre tre, poste in ordine decrescente, sanzionerà , presso la medesima scuola in cui opera il Ds e l’opinione pubblica del territorio, la capacità minimale di quel Dirigente scolastico. Come si sentirà quel Dirigente? Come reagirà, anche qui al di là del dato economico, al danno reputazionale?  Abbiamo sentito, all’interno di incontri con i Ds all’USR, giudizi preoccupati di esponenti di associazioni dirigenziali che, appunto, acclaravano il loro disagio per il danno reputazionale cui potrebbero andare incontro molti Ds. Noi siamo perfettamente in accordo con le loro tesi:peccato , però, che quelle associazioni dirigenziali che applaudivano al DLvo  Brunetta 150/09 e che nulla , allora,hanno obiettato  di fronte al tentativo di dividere la classe docente collocandola in 4 fasce, anzi ne erano pienamente soddisfatte e che , ieri, con l’approvazione della L107/15 e la conseguente chiamata diretta si sono crogiolate nell’esaltare il supposto potere dirigenziale nel disporre dei “destini” delle persone, ora, nel momento in cui vivono la situazione sulla loro pelle, inarcano le sopracciglia e pongono diversi distinguo. Andranno, in caso di giudizio di obiettivi non pienamente raggiunti , dal Giudice del Lavoro? Forse sì e così intaseranno ulteriormente i percorsi della Giustizia già lenti di per sé e creeranno una ulteriore mole di contenzioso.

 Noi crediamo nella coerenza per cui le critiche che avanzavamo nei confronti della valutazione dei docenti le ripetiamo, tout court, ora per la valutazione dei Dirigenti scolastici: è una operazione sbagliata che tende , ancora una volta, a dividere mentre in un organismo socio-culturale così importante come la scuola, occorrerebbe mettere in pratica azioni condivise e collaborative. A meno che…..la montagna  non partorisca il topolino. Ricordiamo che, sino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, vigeva la valutazione dei docenti da parte del Capo di Istituto, non ancora dirigente scolastico,che si esprimeva attraverso i giudizi di “ottimo, distinto, buono etc…” Non sappiamo se per consapevolezza dell’inadeguatezza dei processi valutativi o per un quieto viver che sfiorava l’ignavia, il fatto è , però, che la prassi consolidata portava ad attribuire, a tutti o quasi, il giudizio di “ottimo” applicando il motto di Carlo V “todos caballeros”. Ciò si potrebbe verificare oggi per i Dirigenti scolastici così come avviene , di fatto, per i dirigenti delle altre pubbliche amministrazioni? Noi rimaniamo in attesa di verificare gli effetti della riforma “Madia”. Non sappiamo, ma il dubbio rimane forte. In tal caso , ancora una volta, il buon Tomasi di Lampedusa avrebbe ragione: con atteggiamento gattopardesco si cambierebbe tutto per non cambiare nulla? Con un particolare però… che quella macchina elefantiaca costituita da valutatori, carte a gogo, uffici di supporto e quant’altro, lo pagheremmo noi cittadini.

 La legge del Contrappasso

 

Pensiamo che tutti ricordino  il tentativo brunettiano, attraverso la L.15/09 ed il Dlvo. 150/09, di valutare i docenti ingabbiandoli in 4 fasce con rilevanti effetti sulla retribuzione accessoria. Ovviamente, il dato economico, pur importante, per molti andava in secondo piano rispetto al danno reputazionale. Che grado di credibilità, (il “mi piace” twitteriano) potevano avere quei docenti posti nella fascia bassa dei “non capaci” rispetto alle richieste dei genitori e, più in generale, del mondo della scuola in cui erano calati? Certamente basso e tale da compromettere, oltre che le carriere, anche la stabilità psico-fisica  di molti.

Il  tentativo poi abortì anche per il forte impegno dello SNALS salvo ritornare, sotto mentite spoglie, con la 107/15. La chiamata diretta, nuova sorta di “capolarato” applicato al mondo della scuola, pone i docenti ,non scelti ma assegnati d’ufficio alle scuole dagli ambiti territoriali, nella condizione dei rifiutati perché non ritenuti idonei all’incarico. E’ vero, quest’anno, che è di transizione, si potrebbero fare ragionamenti diversi ma, a regime, la situazione sarà quella descritta.

Ora l’Amministrazione intende allargare la valutazione alla dirigenza scolastica. L’idea è sempre la stessa: quella di una operazione calata dall’alto, dirigistica ed aziendalistica per cui tutto si può misurare , anche i processi psicologici e culturali di interazione tra dirigenti scolastici e personale della scuola, tra personale della scuola  e studenti e genitori. Non è così, ovviamente, perché i processi di crescita coinvolgono persone con le loro dinamiche relazionali non ingabbiabili nelle varie griglie che di volta in volta ci vengono proposte . Ora, appunto, tocca ai dirigenti scolastici.

Sia chiaro: noi eravamo  e siamo contro certe forme di valutazione macchiate dal soggettivismo ed abborracciate in modo pressappochistico sia che riguardino docenti che dirigenti.

La Direttiva ministeriale n 36 del 18/08/16 e le successive Linee guida emanate con DDG n 971 del 21/09/16 per la valutazione dei Dirigenti scolastici prevedono alcuni steep:

·         Incarico affidato dal Direttore dell’USR al Dirigente scolastico con l’indicazione degli obiettivi da raggiungere:obiettivi triennali a lungo termine  ed annuali in quanto la valutazione ha cadenza, appunto,  annuale  con importanti effetti sullo stipendio andando ad incidere sull’indennità di risultato. E qui si pone, subito, il primo problema relativo a chi è al termine del mandato triennale. Gli obiettivi sono in “progres” ma valutare in modo affrettato è comunque disdicevole.

·         I nuclei di valutazione dovranno seguire più scuole ( 40 per ogni nucleo si ipotizza  a livello di nostro USR). Ci chiediamo. Al di là delle competenze e capacità dei componenti i nuclei tutte da dimostrare ed accertare, come si farà a leggere le carte di 40 scuole( mediamente 200/300 pagine di documentazione per ogni Istituto scolastico), ed esprimere, di conseguenza, giudizi oggettivi e veritieri? Ma , ci viene detto, ci saranno le visite in loco del nucleo di valutatori. Peggio ancora perché visitare, in un anno, 40 scuole, è impresa titanica e non rapportabile alle normali possibilità lavorative dei nuclei medesimi. “Ma non andranno in tutte le scuole, -si dice ancora- limitandosi a visitare quelle in cui i Ds sono a fine mandato triennale”. Di male in peggio perché , allora, non sarà garantita una uguale opportunità valutativa a tutti i Dirigenti scolastici.

·         La valutazione del Direttore dell’USR, che terrà conto delle carte del nucleo, si concluderà con giudizi discendenti che collocheranno i Dirigenti scolastici in 4 fasce di merito con differente modulazione dell’indennità di risultato. Tralasciamo pure l’ultima (insufficiente capacità di raggiungere gli obiettivi assegnati  che può portare prima  alla messa in disponibilità e poi al licenziamento), ma anche l’ultima delle altre tre, poste in ordine decrescente, sanzionerà , presso la medesima scuola in cui opera il Ds e l’opinione pubblica del territorio, la capacità minimale di quel Dirigente scolastico. Come si sentirà quel Dirigente? Come reagirà, anche qui al di là del dato economico, al danno reputazionale?  Abbiamo sentito, all’interno di incontri con i Ds all’USR, giudizi preoccupati di esponenti di associazioni dirigenziali che, appunto, acclaravano il loro disagio per il danno reputazionale cui potrebbero andare incontro molti Ds. Noi siamo perfettamente in accordo con le loro tesi:peccato , però, che quelle associazioni dirigenziali che applaudivano al DLvo  Brunetta 150/09 e che nulla , allora,hanno obiettato  di fronte al tentativo di dividere la classe docente collocandola in 4 fasce, anzi ne erano pienamente soddisfatte e che , ieri, con l’approvazione della L107/15 e la conseguente chiamata diretta si sono crogiolate nell’esaltare il supposto potere dirigenziale nel disporre dei “destini” delle persone, ora, nel momento in cui vivono la situazione sulla loro pelle, inarcano le sopracciglia e pongono diversi distinguo. Andranno, in caso di giudizio di obiettivi non pienamente raggiunti , dal Giudice del Lavoro? Forse sì e così intaseranno ulteriormente i percorsi della Giustizia già lenti di per sé e creeranno una ulteriore mole di contenzioso.

 Noi crediamo nella coerenza per cui le critiche che avanzavamo nei confronti della valutazione dei docenti le ripetiamo, tout court, ora per la valutazione dei Dirigenti scolastici: è una operazione sbagliata che tende , ancora una volta, a dividere mentre in un organismo socio-culturale così importante come la scuola, occorrerebbe mettere in pratica azioni condivise e collaborative. A meno che…..la montagna  non partorisca il topolino. Ricordiamo che, sino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, vigeva la valutazione dei docenti da parte del Capo di Istituto, non ancora dirigente scolastico,che si esprimeva attraverso i giudizi di “ottimo, distinto, buono etc…” Non sappiamo se per consapevolezza dell’inadeguatezza dei processi valutativi o per un quieto viver che sfiorava l’ignavia, il fatto è , però, che la prassi consolidata portava ad attribuire, a tutti o quasi, il giudizio di “ottimo” applicando il motto di Carlo V “todos caballeros”. Ciò si potrebbe verificare oggi per i Dirigenti scolastici così come avviene , di fatto, per i dirigenti delle altre pubbliche amministrazioni? Noi rimaniamo in attesa di verificare gli effetti della riforma “Madia”. Non sappiamo, ma il dubbio rimane forte. In tal caso , ancora una volta, il buon Tomasi di Lampedusa avrebbe ragione: con atteggiamento gattopardesco si cambierebbe tutto per non cambiare nulla? Con un particolare però… che quella macchina elefantiaca costituita da valutatori, carte a gogo, uffici di supporto e quant’altro, lo pagheremmo noi cittadini.

 


 
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