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Opinione del 22/05/2017

Titolo: Il pendolo di Foucault - Il Contratto subito

Il Pendolo di Foucault

 

Con l’approvazione recente e definitiva del Decreto Madia sul Pubblico impiego, sono cadute , finalmente, le ultime  barriere ostative al rinnovo del Contratto. Ora si può cominciare a discutere per rinnovare , nel testo contrattuale , una parte normativa invecchiata e per rimodulare gli stipendi  fermi da troppo tempo. Ma sarà così? Ne abbiamo viste troppe , negli ultimi anni, per professare ottimismo a go-go ed il gioco dell’oca, con promesse poi rimangiate per tornare inevitabilmente al punto di partenza,è diventato una costante della politica scolastica di questo e dei governi precedenti. Eppur (qualcosa) si muove in quanto dal 30 novembre u.s.,  e cioè dall’Accordo governo-sindacati su un nuovo modello di relazioni sindacali e sull’impegno di aumenti stipendiali pari ad 85 euri medi mensili, passi consistenti sono stati fatti.  Ne citiamo, uno per tutti: l’accordo sulla mobilità del 31 gennaio u.s. con annessa successiva condivisione sul passaggio dei docenti da ambito a scuola, per indicare una nuova strada nelle relazioni sindacali. Ma giunti a questo punto, ci pare, non si possa più indugiare  e tornano prepotentemente di attualità le linee guida comuni sottoscritte dai Sindacati e, quindi anche dallo Snals,  nel novembre 2015.

·        Innanzitutto la riaffermazione del valore del Contratto collettivo come strumento essenziale di riconoscimento e tutela dei diritti dei lavoratori. Occorre pertanto tornare ad una contrattazione piena del rapporto di lavoro e procedere subito al rinnovo del contratto di lavoro nel settore pubblico come impone anche un recente provvedimento della Corte Costituzionale

·        Poi, il recupero salariale che, dopo 8 anni di mancato rinnovo contrattuale, ha perso, in termini nominali, circa 220 euri su base mensile. Appare allora largamente insufficiente l’impegno governativo di 85 euri mensili. E’ noto che, nella comparazione con le retribuzioni del personale degli altri Paesi,i nostri stipendi sono tra i più bassi: dietro l’Italia solo la Grecia e l’Estonia. L’equiparazione degli stipendi “italiani” alla media di quelli europei, in mancanza di risorse fresche, potrebbe anche essere raggiunta, considerando l’attuale situazione economica, nel giro di due tornate contrattuali. Va inoltre ribadita la centralità della progressione salariale tramite gli scatti di anzianità in quanto valore aggiunto professionale basato sull’esperienza maturata sul campo. Ciò avviene sostanzialmente in quasi tutti i Paesi europei.

·        C’è . poi, il problema della valutazione di sistema e del personale che deve essere basata su criteri convincenti quali la condivisione, la trasparenza, la progressività, l’inclusività e la coerenza in modo da evitare conflitti, competizione ed arbitrarietà nei giudizi. La valutazione deve essere centrata sulla valorizzazione della collegialità e dell’impegno per il miglioramento della scuola.

·        Occorre trasparenza sui carichi e sull’orario di lavoro. I recenti interventi normativi ed ordinamentali hanno contribuito a rendere più pesante e complesso il lavoro della scuola e la digitalizzazione degli uffici non ha certamente aiutato in tal senso. L’emersione dell’orario di lavoro  è questione cruciale per dimostrare , in maniera trasparente,quanto affermato dai dati O.C.S.E: e cioè che comunque, in Italia, si fanno più ore che in Finlandia ed in Francia.

·        Occorre , poi, riconoscere il lavoro del personale Ata.  Non si può relegarlo in un angolo e dimenticarlo come ha fatto la Legge 107/15 forse perché ( anzi senza forse) guardava ad un processo di privatizzazione del settore. Gli Ata devono restare, con gli attuali ruoli ,nella scuola pubblica ed il loro lavoro va riconosciuto anche economicamente.

·        Così come va riaffermato il valore della contrattazione nazionale, parimenti occorre recuperare il valore della contrattazione a livello territoriale, sia regionale che provinciale che di Istituto. Siamo stanchi di essere convocati, a tutti i livelli territoriali, per informazioni che ci vengono elargite(bontà loro) senza la possibilità di incidere sui processi. E là ove, al momento, esistono precari spazi di contrattazione, al minimo disaccordo, l’Amministrazione procede con atti unilaterali. Ora, l’accordo del 30 novembre u.s. li esclude come atti consuetudinari per cui devono rimanere “l’extrema ratio” applicabile solo là ove strettamente necessario per evitare “l’impasse” della P.A.

·        C’è , inoltre, il tema della equiparazione dei diritti del personale precario a quello stabile. La Corte europea ha riconosciuto  che se il datore di lavoro impegna un lavoratore  con Contratto a carattere temporaneo per più di 36 mesi, è segno che le sue esigenze sono stabili e pertanto il lavoratore precario va assunto in pianta stabile.

·        Quanto alla formazione in servizio, essa deve rappresentare un obbligo per l’Amministrazione ed un dovere per il personale della scuola in modo da diventare fondamento su cui incentrare lo sviluppo professionale dell’intera vita lavorativa. Ma occorre smetterla con una formazione imposta dall’alto sia nei contenuti che nelle metodologie. Il sistema delle “reti” deve essere un obiettivo e , quindi, un punto di partenza del processo formativo condiviso per cui non possono essere prestabilite a priori con l’aggravante che chi vuole formarsi autonomamente  a livello di Istituzione scolastica, viene , per così dire “ricattato” con l’esclusione dai finanziamenti. Ciò è inaccettabile.

 

Ed allora, occorre muoversi, smetterla con gli indugi, i ritardi, le retromarce e dare stabilità, centralità e certezze a quel pendolo di Foucault che, in origine doveva dimostrare la rotazione della terra ma che, nel nostro caso, ha oscillato, negli ultimi anni, in più direzioni senza centrare mai l’obiettivo. E’ quindi tempo di orientarlo al positivo.


 
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