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Opinione del 15/06/2017

Titolo: I Concorsi - Un terno al lotto

I concorsi?  Un terno al lotto.

 

Preparare, e  poi selezionare tramite concorso pubblico, buoni insegnanti  è compito fondamentale di una società civile .  E noi, in questa Regione, siamo, per così dire, messi bene. Pochi giorni fa, il Q.S.  World  University Rankings, ha individuato 4 Università italiane  che, per la prima volta  in numero così elevato,si posizionano tra le prime  200 al mondo.  Oltre al Politecnico di Milano, alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa  ed alla Scuola Normale Superiore, troviamo la nostra Università di Bologna  seconda, nel nostro Paese, solo al Politecnico milanese. Seppur ancora distanti dal M.I.T. ( Massachussett  Institute of Tecnology) o dalle Università di Stanford ed Harward, abbiamo realizzato una buona “performance”di cui la ministra Fedeli si è detta subito orgogliosa non riuscendo, ma questo è un vizio comune di tutta la nostra classe politica, ad astrarsi dal contingente, rivendicando , per sé e per la propria parte politica , l’aver incrementato il fondo di finanziamento ordinario degli Atenei riportandolo a 7 miliardi e l’aver aumentato le risorse per il diritto allo studio oltre all’aver  stanziato fondi per i migliori Dipartimenti che potranno essere utilizzati per l’assunzione di docenti, ricercatrici e ricercatori.  Non abbiamo fatto in tempo a gioire, insieme alla ministra Fedeli di cotanto risultato che, subito, siamo stati investiti da una ”doccia fredda” leggendo un articolo sulla cronaca bolognese di “Repubblica” in cui si parlava di ennesima “ecatombe” di candidati/e nella prova scritta del Concorso docenti 2016 ove, in relazione alla scuola primaria, sono stati ammessi all’orale soltanto 826 candidati dei 3319 che si erano presentati allo scritto: poco meno del 25%.  Stefano Versari, direttore dell’USR Emilia Romagna, ha difeso le Commissioni giudicatrici che hanno operato – a suo giudizio- senza rigori eccessivi e con grande professionalità. C’è magari da porsi- sempre secondo Versari-  l’interrogativo su come si stanno formando, a livello universitario, questi insegnanti.  Ed allora c’è qualcosa che non torna.  Abbiamo eccellenti Università ( lo dice il Q.S. World  University Rantkings)ma al tempo stesso  registriamo una carenza di preparazione di base al punto che- sempre secondo Versari- i bocciati non avevano le competenze fondamentali.  Occorre, per onestà intellettuale, aggiungere che la situazione rappresentata per la nostra Regione, e pur nella consapevolezza che i partecipanti al concorso provenivano da varie parti di Italia,   non costituisce fatto isolato. Considerando che siamo stati gli ultimi , in ordine temporale, a pubblicare gli elenchi degli ammessi all’orale, ora si può tentare un consuntivo certamente non esaltante. Nelle 18 Regioni interessate al Concorso  per la “primaria”( escluse ,quindi, le Regioni a Statuto Speciale),si erano presentati , allo “scritto” 52.629 dei 74.926 che avevano presentato domanda di partecipazione. Di questi  52.629 presenti alla prova scritta, sono stai ammessi all’orale  13.856 candidati pari al 26,3% per una media di circa 1 candidato  ogni 4. Si tratta di percentuali non dissimili da quelle registrate nella nostra Regione. Il Direttore dell’USR ha puntato il dito sulla preparazione universitaria di candidati. Noi pensiamo ci sia altro e non ce la sentiamo di assolvere, tout court, le Commissioni esaminatrici.  E non si parla solo della preparazione  individuale dei componenti le Commissioni per cui crediamo debba essere messa in campo una selezione più accurata ma anche del fatto che tali Commissioni  sono cambiate “millanta” volte per dimissioni derivanti da  impedimenti vari. Ci chiediamo il perché. C’è stata una epidemia di cui non ci siamo accorti?. Le condizioni di lavoro, senza distacco dalla ordinaria attività scolastica, sono state ritenute troppo gravose e la scarsa rimunerazione ha impedito di superare tale stress? Può essere anche se dobbiamo pensare, e pensiamo che , siccome tale organizzazione era nota fin da subito, coloro che si sono proposti come Commissari dovevano valutare “più seriamente” la cosa. Fra l’altro rischiano di esporre l’Amministrazione ad eventuali ricorsi in quanto il cambio di Commissario( non 1 il che può accadere ma tanti) ha determinato la mancanza di pari condizioni valutative a cui il fatto che siano state elaborate griglie di valutazione comuni non ci sembra sia elemento decisivo per una “nulla questio”. Così come sono organizzati oggi, i sistemi concorsuali sembrano più assomigliare ad un terno al lotto che a prove veramente selettive  e predittive  di  buona preparazione professionale. Occorre rivedere i criteri di formazione delle Commissioni e prendersi cura degli aspiranti Commissari di cui occorre verificare prima (con un Albo?) la preparazione, la competenza   pedagogica   e  disciplinare e l’equilibrio nei giudizi. Occorre ancora dare tempi certi alla regolarità dei Bandi concorsuali e tempi distesi per le valutazioni. Qui non si tratta di guadagnare tempo e di risparmiare risorse pubbliche ma di decidere sulla vita delle persone. Come si può  bandire un Concorso a fine febbraio sapendo che il percorso temporale è lungo e non permetterà l’immissione in ruolo nel settembre successivo?. Ora , poi, con l’approvazione del decreto delegato n°---, la strada si fa ancora più complessa  e tortuosa ma questa è un’altra storia su cui torneremo in futuro.  Acclarato  e riconfermato che, a nostro giudizio, per superare i limiti di cui sopra, la strada non è quella dei Test che eleverebbero, all’ennesima potenza ,il fattore “random” ( ma di questo si è detto in tanti articoli precedenti), occorre una strategia organizzativa che punti ad un accertamento serio delle competenze pedagogiche, disciplinari, psicologiche e relazionali sia dei Commissari che dei candidati. E’ mai possibile, se le nostre Università sono così preparate e ben funzionati,che sfornino solamente 1 docente su 4 in grado di intraprendere con successo e professionalità la strada dell’insegnamento?

Noi pensiamo, appunto, che ci sia altro….

 


 
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