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Opinione del 06/02/2018

Titolo: Gli insegnanti, una casta? - Pensiamo proprio di no

Gli insegnanti: una casta!!!  Ma va là…..

C’è ancora , in giro, gente che si ostina a considerare gli insegnanti quali appartenenti ad una casta ricca di privilegi e ciò, principalmente, perché insegnerebbero per poche ore la settimana, fruirebbero di lunghe ferie e non disdegnerebbero il doppio lavoro, magari in nero.  Se andiamo sul vocabolario, troviamo la seguente definizione di casta : “  Gruppo sociale chiuso caratterizzato da specifiche norme di comportamento ed arroccato nella difesa di interessi particolaristici. “   Ci sembra davvero improbabile che , in tale definizione, rientri anche il mondo della scuola. Cominciamo dagli stipendi. Una casta tratta bene, di solito, i propri membri. Ebbene , dal confronto comparativo delle tabelle pubblicate su tutte le riviste specializzate, risulta chiaramente che i nostri docenti hanno stipendi inferiori a quello degli altri dipendenti pubblici dello Stato e , se poi vogliamo fare comparazioni con gli altri Paesi U.E., il risultato è altrettanto mortificante. Solo in Estonia ed in Grecia i docenti della scuola pubblica guadagnano di meno. Perfino il poco considerato Portogallo, in cui il costo della vita è particolarmente basso  al punto da spingere i nostri pensionati a svernare ( e non solo svernare) nell’Algarve, paga meglio i propri docenti. In aggiunta , dopo 9 anni di mancato contratto, ci viene offerto, ora, un rinnovo sulla base di 85 € lordi mensili. Una provocazione, diremmo, dopo che la crisi degli ultimi anni ci ha fatto perdere un buon 15% del potere di acquisto dei nostri stipendi. Accertato,allora , che se di casta si tratta, è una casta che ha svolto male (molto male) il proprio compito “istituzionale”, veniamo agli altri aspetti. Chi parla di lunghe ferie, evidentemente pensa alla scuola della propria infanzia senza rendersi conto che il tempo è passato, il mondo è cambiato  e le professioni si sono rideterminate  in base alla nuova realtà. Oggi le ferie dei docenti si traducono in 32 giorni all’anno spalmati nel periodo estivo di chiusura delle scuole, come per gli altri lavoratori che, però, possono distribuirli, a seconda delle loro esigenze particolari, in vari periodi dell’anno. Gli insegnanti no, e , nel restate periodo estivo, per altro oggettivamente corto  e limitato a pochi giorni,  se non impegnati in corsi di recupero e quant’altro, sono comunque a disposizione  e non possono andare in giro per il mondo, cosa, per altro, sconsigliata dai loro magri stipendi. Se consideriamo, poi, il loro orario di servizio, pur differenziato tra i vari ordini di scuola,notiamo, ancora una volta, che è un falso, artatamente diffuso ad arte, che i nostri docenti lavorino poco e, comunque, meno dei loro colleghi europei. Le tabelle comparative ci dicono che  i docenti italiani non lavorano meno di quelli tedeschi, francesi e spagnoli   .   E poi, insomma, non ci si venga a dire che i nostri docenti, a seconda dell’ordine di scuola, prestano un servizio settimanale di 18/24 ore. Questo è l’insegnamento frontale che , ci pare evidente, necessita di una preparazione , a monte, per cui l’esposizione in classe è solo l’iceberg di un lavoro invisibile al pubblico ma estremamente sostanzioso.. Preparare la lezione, correggere i compiti, provvedere alla propria formazione/aggiornamento ( oggi obbligatoria e strutturale), assolvere all’impegno delle 80 ore per gli organismi collegiali, connota in modo consistente il tempo lavoro dei docenti al punto tale da portarlo in linea con quello degli altri impieghi pubblici e privati, il tutto senza considerare lo stress di un lavoro che si fa sempre più difficile  in base alle richieste della società e dei genitori.  Dobbiamo allora sfatare, una volta per tutte, il mito fuorviante degli insegnanti fannulloni. Insomma, chi non considera tutto ciò, è figlio del passato e rammenta la scuola degli anni 50/60 del secolo scorso in cui tali opinioni potevano avere una parvenza di verità. Oggi non è più così. Quanto al doppio lavoro, magari in nero, ci sentiamo di dire che è un retaggio del passato. Certo, ci possono essere delle eccezioni, ma oggi tale fenomeno è ormai residuale dato il carattere “assorbente” del lavoro a scuola. Ed allora, appare paradossale affermare che “tra le 5 caste peggiori del nostro “disgraziato” Paese c’è la scuola” Di caste ce ne sono certamente tante in giro, così come hanno ben illustrato Gian Antonio Stella e  Sergio Rizzo nel loro interessante libro   , ma noi “purtroppo” non ne facciamo parte.


 
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