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Opinione del 03/05/2018

Titolo: Convegno di Riccione - L'intervento del segretario regionale

L'intervento del Segretario Regionale al Convegno di Riccione

 

Il nuovo Contratto nazionale tra aspettative , disincanto e delusione.


Come è noto, lo Snals non ha firmato il “Contratto Scuola” non considerando sufficiente, sia sotto il profilo  contenutistico che metodologico, la bozza , ormai definitiva, che ci era stata presentata all’alba del 9 febbraio u.s. con un diktat esplicito: “prendere o lasciare”. E noi abbiamo lasciato. Il perchè è facile da comprendere anche se un po’ di cronistoria ci può aiutare. Da quasi 10 anni, i vari Governi di turno sono stati insensibili e latitanti su tale questione non preoccupandosi, con la scusa della crisi economica che certamente c’è stata, ma che , da sola, non poteva costituire ostacolo insormontabile alla firma di un Contratto dignitoso, di dare stabilità ad un mondo , quello della scuola appunto, che reclamava la sottoscrizione di un accordo decente. Compito della politica è quello di fare delle scelte, di individuare le priorità ed evidentemente,al di là delle affermazioni formali, la scuola non costituisce, per la politica, una priorità…   Eppure, le esternazioni estive del Ministro della P.I. non sono certo mancate. Ha parlato di tutto e di più fuorchè di Contratto ed ha parlato, un po’ demagogicamente,  di problemi complessi ed importanti che non possono trovare adeguata soluzione a fine legislatura in quanto hanno bisogno di tempi lunghi e distesi e di discussioni profonde. Il ministro Fedeli ha parlato di obbligo a 18 anni, proposta certamente da tenere in considerazione, di scuola secondaria di 2° grado strutturata in 4 anni( e, qui, i distinguo, per ovvi motivi sindacali, non possono che essere evidenti ed espliciti), di telefonino in classe con relativi riflessi sociali e pedagogici ed infine anche di una “vexata questio”, quella dell’uscita da scuola di minori non accompagnati che noi operatori scolastici abbiamo da tempo, inascoltati, sollevato ma che si è risolta velocemente solo con l’intervento dei così detti “giornaloni” di indirizzo politico. Certo, se si muovono il Corriere della sera o Repubblica si determina più “rumore ed audience” rispetto all’agitarsi degli operatori scolastici che pure conoscono meglio il problema.  Tante chiacchere , allora, ma nulla sul Contratto che pure rimaneva “la madre di tutte le battaglie”. Poi, finalmente, nello scorso novembre, sono usciti, in sequenza, prima l’Atto di indirizzo all’Aran per il Contratto del Pubblico Impiego e , poi, quello specifico sulla Scuola. In tali importanti Atti si faceva esplicito riferimento al famoso accordo Governo-Sindacati del 30 novembre 2016 in cui si affermava , espressamente,  che:

·         Gli aumenti salariali dovevano essere  non inferiori agli 85 € lordi  medi mensili

·         Il Contratto doveva riprendersi la supremazia sulla legge potendola modificare, ovviamente su problemi scolastici, cancellando così la legislazione “Brunetta” (L 15/09 e Dlvo 150/09)

·         Occorreva distribuire gli aumenti scolastici dando di più agli ultimi, principio eticamente giusto e sacrosanto per altro sostenuto da eminenti educatori quali, ad esempio, Don Lorenzo Milani che in “Lettera ad una professoressa”, esplicitamente affermava che è “profondamente ingiusto fare parti uguali tra disuguali”. Certamente non si può essere in disaccordo con tale affermazione che, però, va gestita con prudenza in quanto forte è il rischio, applicandola senza un pizzico di buon senso, di mortificare le professionalità più elevate del mondo della scuola.

Occorre qui rilevare che la prima promessa dell’Accordo del 30 novembre era molto chiara. Non 85 € mensili lordi a testa, ma incrementi a partire da 85€. E’ pretestuosa , allora, la critica a noi fatta , da ambienti ministeriali, in cui ci si diceva che, avendo sottoscritto l’Accordo del 30 novembre, non potevamo, ora, non firmare il Contratto. Ma quell’Accordo parlava, appunto, di aumenti  a partire da…. E non fissava un importo invalicabile.

D’altra parte era lo stesso Governo, negli Atti di indirizzo, a riconoscere che occorreva implementare le cifre fino a quel momento disponibili ed insufficienti a sostenere gli aumenti promessi. E le cifre disponibili, in virtù delle Leggi di Stabilità precedenti, erano le seguenti:

·         300 milioni per l’anno 2016

·         900 milioni per l’anno 2017

·         1200 milioni per l’anno 2018

In totale nemmeno 2 miliardi e mezzo assolutamente insufficienti a garantire i famosi 85 € mensili.

E’ ovvio che contrattare senza risorse equivale a giocare una partita di pallone senza sapere dove è la porta. Il tutto ci portava a vivere una situazione kafkiana avviluppatasi intorno ad una mancanza di risorse economiche che la politica, che dovrebbe essere decidente, non riusciva a reperire e che portava la categoria all’esasperazione. Roba da insurrezione , ma si sa, per dirla con Flaiano, noi Italiani siamo bravi a fare le barricate ma “ con i mobili degli altri”. Non meno importante si presentava , poi, il problema “normativo” in quanto tirava in ballo la centralità e la credibilità del Sindacato che è nell’interesse della categoria in quanto ne determina le tutele dei diritti. Il superamento della “Brunetta”, sancito dall’Accordo del 30 novembre( certo,  l’Accordo è carta e non c’è nessuna garanzia che venga rispettato), veniva parzialmente ripreso dal D.Lvo Madia n 75 del 25/05/17 che carta non è. Ma si tratta , pur sempre, di un Decreto insoddisfacente in quanto salvaguarda la L.107/15 e ,quindi, di conseguenza, la “chiamata diretta”, il “bonus”, la valutazione etc…: tutto ciò contro cui abbiamo combattuto strenuamente fino allo sciopero “spettacolare” del 5 maggio 2015 quando scioperarono, scendendo in piazza, l’80% degli insegnati ed ata. Inoltre, con il Decreto 75 non si contratta l’organizzazione del lavoro e la gestione dei rapporti di lavoro che restano al Dirigente scolastico, l’uomo solo al comando per dirla con la famosa espressione coniata da uno dei primi e più famosi radiocronisti della storia del Giro d’Italia.  Noi abbiamo insistito per avere di più, con scarso successo dobbiamo dire, ma non lo abbiamo fatto per salvaguardare un nostro presunto prestigio personale bensì per riaffermare la credibilità del sindacato che è bene “supremo” nell’interesse degli iscritti. Un Sindacato non autorevole non serve a nessuno; un Sindacato pressopochistico men che meno. Ed allora occorre coniugare l’esigenza del fare presto con la necessità di “pensare lungo” e non fermarsi al “presentismo” denunciato da Bauman: presentismo tipico di una società “liquida”.

Partendo da questa situazione, si è arrivati al dicembre scorso quando, con la Legge di Stabilità per il 2018, abbiamo registrato i seguenti finanziamenti aggiuntivi per il Contratto Scuola:

·         10 milioni di € per l’anno 2018

·         20 milioni di € per l’anno 2019

·         30 milioni di € per l’anno 2020

In tutto 60 milioni che, tra l’altro, travalicano il termine temporale dell’attuale Contratto che va dall’anno 2016 all’anno 2018. Cifra complessivamente insufficiente a garantire un Contratto dignitoso. E socialmente discutibile è lo stanziamento di 95 milioni di € per il Contratto della Dirigenza scolastica che ha fatto indispettire molti docenti dato lo squilibrio degli aumenti contrattuali corrispondenti. Ciò detto, i dirigenti scolastici sono gli ultimi, come retribuzione, nella scala della Dirigenza pubblica per cui le loro richieste di adeguamento sono sacrosante.

Data questa situazione, abbiamo deciso di non firmare il Contratto anche perché nessuna delle promesse derivanti dall’Accordo del 30 novembre è stata onorata. Dopo quasi 10 anni di mancato rinnovo contrattuale e con una inflazione che, nel frattempo, ci ha fatto perdere circa il 15% del nostro potere di acquisto, ci propongono un aumento netto mensile  di circa 30/40 €. Eppure , nel novembre 2015, in un documento intersindacale, tutte le sigle affermavano che gli aumenti salariali non potevano essere inferiori ai 220 € lordi medi mensili, tre volte quello che ci viene offerto ora. Eppure altri Sindacati hanno firmato….Noi no… Solo in Estonia ed in Portogallo, si afferma in quel documento intersindacale che non cita la solita Grecia,gli insegnanti guadagnano meno che in Italia e ciò dà la dimensione dello stato in cui ci siamo ridotti. Le tabelle degli arretrati allegate al Contratto aggiungono mortificazione a mortificazione in quanto si parla di aumenti mensili di 5/6 euri per alcune categorie ed , in aggiunta, l’elemento perequativo introdotto per garantire almeno 85 € a tutte le funzioni presenti nella scuola, in quanto se non lo si fosse fatto non si sarebbe raggiunto quell’obiettivo minimo di 85€ per  tutti,è finanziato solo fino al 31/12/2018 dopodichè, se non rifinanziato ( ma la situazione politica odierna è nota a tutti) verrà tolto per cui si retrocederà nello stipendio.

Avevamo inoltre chiesto che il Bonus, che vale 200 milioni,  fosse inglobato nello stipendio e ,quindi, generalizzato e reso pensionabile e che tale sorte seguissero anche i fondi (380 milioni) della Card -formazione. Ebbene, solo 60 milioni su 200 del Bonus hanno seguito le nostre richieste. C’è da rimanere delusi.

La parte normativa, non meno importante come si è detto in precedenza, ci ha poi riservato ulteriori delusioni. Ribadito che non c’è il superamento della legislazione “Brunetta” e che il “dominus” della situazione rimane il Dirigente scolastico, viene introdotta la figura del “Confronto” esaltata da altre sigle sindacali  ma che, per noi, non è altro che una sorta di ulteriore informazione che millanta poteri inesistenti. Se non c’è pari dignità, non c’è Contrattazione. Anzi, anche l’Informazione viene sostanzialmente ridotta.. Ma segnaliamo altre inaccettabili anomalie:

·         Viene , di fatto, aumentato l’orario di lavoro in quanto certe attività straordinarie, come il tutoraggio nei “Professionali” , diventano obbligatorie anche se retribuite aggiuntivamente.

·         Vengono introdotte attività “organizzative” non ben definite ma che, ci sembra di capire, non rientrano, a nostro modo di vedere, nelle incombenze tipiche della professionalità docente.

·         La mobilità diventa triennale per chi ha chiesto ed ottenuto il trasferimento mentre rimane annuale per gli altri. Ciò determina uno scavalcamento da parte di chi ha minor punteggio creando una sorta di profonda ingiustizia.

·         Viene rimandata , a “tempi migliori”,la decisione sulle sanzioni disciplinari nei confronti dei docenti ma, poiché si fa esplicito riferimento al D.Lvo 65/01, si preclude la possibilità di ricondurre la materia, come da noi richiesto, alla Contrattazione tra le parti.

·         Non solo il Bonus resta con una finta Contrattazione che riguarda unicamente i criteri ma viene introdotto il “bonus dei bonus” con un premio extra non inferiore al 30% ai bravi dei bravi. Siamo in piena filosofia “Brunetta” che doveva essere eliminata.. Il Bonus, di per sé, è divisivo ed il bonus aggiuntivo peggiorerà la situazione. Come si può parlare di Comunità educante, come recita un paragrafo del Contratto, se si introducono misure di tale tipo?

·         Per disincentivare le assenze, dal momento che siamo dei fannulloni, qualora si raggiunga una certa soglia di assenteismo, verrà ridotto il FIS per cui le assenze di alcuni le pagheranno anche gli altri. Bella prova di giustizia distributiva…

·         Non è più prevista l’informazione sui nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il FIS e non c’è più la verifica dell’attuazione della Contrattazione integrativa di Istituto sull’utilizzo delle risorse. Insomma, meno trasparenza nella futura scuola.

·         Resta l’atto unilaterale ed incerta è la sorte della Commissione di monitoraggio

·         Scompare la nomina fino all’avente diritto ma viene introdotto, contrattualmente,il principio della “clausola risolutiva” per cui ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra

·         Permane la grave situazione  del personale ata in quanto non viene regolamentata la sostituzione del DSGA, non viene risolto il problema dell’aggravio del lavoro e non viene superato il problema delle supplenze

·         A tutto ciò si aggiunge il parere dell’Amministrazione, da noi contestato e, spero, impugnato presso gli organi di garanzia, contrario alla partecipazione, ai tavoli di Contrattazione decentrata integrativa, delle sigle sindacali non firmatarie del Contratto. Della serie: chi non è d’accordo con noi, si faccia da parte e non disturbi il manovratore anche se rappresenta, come nel nostro caso, circa il 15% della categoria e quindi è Sindacato “maggiormente rappresentativo”.

Ma l’aspetto, forse dirimente, che ci ha visti fortemente contrari è la salvaguardia, che il Contratto istituisce e garantisce, rispetto alla L.107/15. Si salvaguardia, cioè, tutto ciò contro cui, in questi ultimi anni, abbiamo combattuto strenuamente: si salvaguarda la “chiamata diretta”, nuova sorta di caporalato introdotto nella scuola, si salvaguarda il bonus che è divisivo  ed alimenta una lotta tra poveri, si salvaguarda la Card che, così come è ora, non permette, da un punto di vista finanziario, la partecipazione ai Corsi di formazione che si tengono a distanza rispetto alla propria residenza.

L’ex presidente del Consiglio Renzi, ha varie volte affermato di non capire perché la gente di scuola non lo seguiva dopo che aveva immesso in ruolo oltre 100.000 docenti ed investito, sulla scuola, la bellezza di oltre 3 milirdi di € come nessuno, prima di lui, aveva fatto.

Bhe!! Era semplice capire. Bastava avesse chiesto un parere a Tullio De Mauro,a lui ideologicamente vicino,  che testualmente affermava, in alcuni scritti che la L 107/15 “ è una Riforma dalla matita blu. Il Preside si trova ad amministrare soldi ed a decidere sulle materie senza contrappesi. Ha il potere di un Pontefice. E’ una trovata curiosa che in un pezzo dello Stato ci sia un Signore che è il padrone di una fetta consistente di realtà. Non succede da nessuna altra parte”

Ecco, è per tutto questo che abbiamo deciso di non firmare un Contratto al ribasso.

 


 
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